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archivio mostre 21 febbraio - 28 marzo 2004 >>>
::Fabrizio Orsi
SENZA TRUCCO. FIGURE. LA MISTICA DELLA SEDUZIONE.
Marinella Bonaffini

È braccare la donna che vuole, chiederle di posare, posarla.
Privarla dello sguardo perche privata di coscienza diventi icona, simulacro di una bellezza spietata, rappresentazione e riflesso del desiderio che l'ha generata.
E' braccare la bellezza, costringerla alla resa, obbligarla a mostrarsi in tutta la sua verità.
E trattenerla negli occhi. Per conservare l'istante in cui il sangue si accende. Per restituire l'immagine di una donna sorpresa da se stessa nel lasciarsi sorprendere. Spogliata della faccia nello specchio. Resa estranea alla propria carne. Intorpidita, perduta. Ed infine travolta da quella singolare dignità che è il terribile piacere di non sentire più nulla.
Tutto ciò che ne resta è negli occhi dell' altro.
Ed è una bellezza unica. Aldilà di ogni archetipo. Unica anche nell'imperfezione, nella decadenza, nell'austerità dell'oblio che spegne la luce negli occhi. Perseguita ed elusa nella nudità del volto, e di quei seni che confondono la nudità dello sguardo. Come distratta dal mondo, ogni donna è una proiezione, un prodigio. Nel rapprendersi del tempo che nel ritratto condensa la bellezza e il suo spettro, non vi e racconto a garantirle identità ne ombra.
Perche e della bellezza che Orsi ha bisogno, non dell'anima.
E celebrare l'unicità della bellezza e moltiplicarla. In una folla di volti che afferra violenta la vista. E nell'immagine impressa nella retina, trattenere la percezione di una verità alterabile, di una bellezza volubile, che costretta in uno scatto ha la durata di un attimo, e la prepotenza di una vita.
Quanto più la concezione estetica si avvicina all'ordine formale classico, tanto più l'imperfezione incrementa la potenza seduttiva dell'immagine.
Non è più la bella apparenza, ma ciò che compromette la sua integrità a confermare la validità dei canoni estetici di un realismo di cui Orsi si fa interprete.
Ma a dispetto di un realismo che si ostina a presentare" il brutto come un tipo di bello e l'abiezione come una esperienza da raccomandare" (M. Perniola) Orsi sceglie ancora una volta l'artifizio della fotografia finalizzato alla sublimazione della bellezza.
Smembrandola nella sua vacuità, ricostituendola in qualità di icona.
Nei Senza Trucco l'immagine presentata come autentica, in quanto ritratto, immagine di una immagine preesistente, è rivelata come artefatta.
La crudezza del reale necessita di un artifizio per essere percepita come vera.
Nelle Figure è l'accidente, la deviazione esistenziale, che genera la perdita del baricentro emotivo. La cicatrice, la lacerazione, o più semplicemente il corpo vivo segnato dalla vita, sono elementi stridenti all'interno di una composizione i cui riferimenti formali appartengono alla tradizione. La concezione stessa dell'opera si innesta inevitabilmente nella tradizione. A prescindere dal soggetto bruto, dal soggetto esistente, è la struttura compositiva che si eleva a parametro estetico.
E non si tratta di un ribaltamento dei canoni classici.
L'oggetto d'arte non si identifica con la figura rappresentata, ma con la scelta formale strutturale, con l'architettura dell'immagine.
Orsi dà luogo ad un dogmatismo formale caratteristico di quella visione della fotografia (dell'arte) che si orizzonta sempre più verso una immagine perfettamente strutturata e risolta in un sistema compositivo eminentemente formale. È in questa tendenza che la fotografia di Orsi trova la sua legittimazione. Nella prospettiva giustificata e sorretta dalla fascinazione nei confronti dei grandi maestri italiani (in particolare da Pontormo a Caravaggio) accanto ad artisti come Serrano per la trasposizione fotografica dell'idea di forma, o Bili Viola per l'uso della luce nella costruzione dell'immagine.
Nelle Figure il contrasto tra la luce e l'ombra che raggiunge la profondità del nero è la forza erosiva che determina la forma, che la condensa in superficie, poiche il corpo è modellato da contrazioni percettive che dissolvono i contorni e definiscono i volumi.
La costruzione della luce è l'espediente attraverso il quale l'artista restituisce una immagine che trascende la materialità del corpo.
È il superamento del particolare, inteso in contrapposizione all'universale, come se si affidasse ad un immaginario puramente formale.
Una sorta di mistica della fotografia dove l'immagine è tutto. L'affermazione di una mistica della forma.

Fabrizio Orsi è nato il 2 febbraio 1961 a Reggio Emilia dove vive e lavora Premiato con la Targa d'Oro per la fotografia al Premio Arte 2001

PRINCIPALI RECENTI ESPOSIZIONI 2004
  • Modena, D406, La mistica della seduzione. A cura di Marinella Bonaffini 2003
  • Mantova, Bonelli Arte Contemporanea, Tattoo. Collettiva a cura di Emma Gravagnuolo
  • Genova, Guidi&schoen Arte Contemporanea, Specchio. Interviste di M.Brevi e E.Gravagnuolo
  • Modena, Galleria San Salvatore, XS. Collettiva a cura di Luca Beatrice e Norma Mangione
  • Torino, Galleria Es, Sabine De/afon Fabrizio Orsi Atti/io So/zi. A cura di Luca Beatrice 2002
  • Udine, Galleria d' Arte Moderna, FOUR WAYS. Collettiva a cura di Luca Beatrice
  • Reggio Emilia, Sala Giardino dei Civici Musei, Revisioni. Collettiva a cura di Massimo Mussinf Berlin, Galerie Davide Di Maggio Mudimadue, Border/ine. A cura di Gianluca Ranzi
L'anteprima della serie Senza Trucco è stata esposta nel Settembre 2000 durante la rassegna /unedì ore ventuno curata da Marinella Bonaffini negli spazi dell'Ex salumificio Pagliani, Modena.

>> Ultimo aggiornamento Settembre 2008 <<